mercoledì 31 dicembre 2014

La ragazza che...non aveva voglia di accendere il pc

La ragazza che non aveva voglia di accendere il pc. 
Già. Dopo il tour de force universitario l'idea di riprendere in mano il portatile mi faceva molto schifius. Alla fine però, come potete notare, ho dovuto cedere.
Ma questo entusiasmante titolo è solo una copertura. La testata più appropriata sarebbe "La ragazza che...e la famiglia annientata da un virus intestinale". Una moria proprio, non ha risparmiato nessuno.
Tè al limone e pane secco a parte, sono tornata. Ed erano mesi che pensavo al post sugli auguri di Natale, ma i regali all'ultimo secondo e la stanchezza cronica hanno vinto sul mio spirito da elfo. Ma non potevo lasciare vincere la mia sonnolenza anche sul post finale del 2014...

Una breve nota sulle feste appena passate, che come è ovvio sono volate. Fra mio zio che mangiava le foglie di una tisana per infusi come se fossero patatine [?!?], il mio cane che ha ringhiato per tutto il pomeriggio a una per lui strana fonte di rumori grotteschi, che poi altro non era che mia nonna che russava ignara sul divano e io che giungevo alla considerazione che la vestizione di Maria Antonietta non fosse nulla in confronto a quella di mia nonna [ok che non sarò la massima esperta dei nodi dei foulard di seta, ma di sicuro ho molta più pazienza delle dame di compagnia di Versailles], questo Natale mi è sembrato più breve del solito. Forse anche perchè una volta Santo Stefano lo festeggiavamo come il 25 dicembre, mentre ora non si capisce come mai, ognuno lo passi per i fatti suoi. 
Anyway, forse la verità è che avrei voluto solo più tartine al salmone.

Scrivendo questo ultimo post dell'anno, mi trovo davanti a un bivio di argomenti facili e scontati: da una parte la lista dei pro e contro del 2014 e dall'altra le aspettative del 2015. 
Della seconda farò sempre intempo a parlare...scelgo la prima!

Iniziamo dai contro, perchè le migliori barzellette insegnano che si inizia sempre dalla brutta notizia. e non vorrei rompere con la mia tradizionale banalità, quindi:

- Non mi sono laureata. Non che fosse in programma entro il 2014, ma vedere gente che si laurea mi rende molto invidiosa [purtroppo]
- Ho frequentato un corso di un prof schifoso [schifoso sotto ogni aspetto! con peli sulle dita e sui padiglioni auricolari...] del quale ho dovuto rifiutare il voto all'esame, che mi ha letteralmente rovinato l'anno e a cui penso tristemente e schifosamente ogni giorno a partire da giugno
- Non ho vinto nulla, nemmeno a Monopoli [non parliamo di Risiko]
- Non ho migliorato il mio personal best
- Mi fa ancora moltissima paura dire addio, che sia a una persona, a una cosa o a una situazione
- Non ho comprato la frangia finta
- Non ho trovato una verdura che mi piaccia davvero
- Non ho trovato un dolce che non mi piaccia davvero
- Non sono riuscita a far eliminare definitivamente canditi e uvette dal tradizionale panettone [sgrunch!]
- Per quanto mi sia impegnata, non sono riuscita a sterminare tutte le scolopendre scorte dai miei occhi
- Non sono riuscita a migliorare i rapporti fra mio papà e il mio cane, che ringhia al suono dei suoi passi e ringrazia le sue carezze con tentativi di morsi alle dita
- Ho trovato una ruga

Per quanto riguarda i pro:
- Ho imparato a giocare a Burraco
- Ho scoperto Ken Follett
- Ho capito che il mestiere dell'architetto non è quello che mi auguro
- Ho visitato gli Uffizi e sono salita sulla cupola del Brunelleschi
- Ho esplorato una cava dell'onice abbandonata e dispersa tra le alpi apuane
- Ho iniziato a scrivere scemenze :D
- I miei capelli sono ancora tutti non bianchi!
- Ho dato meccanica
- Ho iniziato la tesi
- Mentre mi scervello per ricordare quali nuove cose strafighe io abbia fatto quest'anno,capisco che in realtà quelle che mi vengono in mente subito e teneramente sono quelle che di novità hanno ben poco, che variano pochissimo da un anno con l'altro, ma che se non ci fossero durante l'anno sarebbero certamente da aggiungere nella lista dei contro. Quindi nel 2014, ancora una volta, la vigilia di Natale ho scartato un libro [che il destino mi ha consegnato] con le mie amiche di sempre, ho sentito tutti i giorni [davvero] degli amici più recenti ma ugualmente importanti discutendo degli argomenti più ottusi inimmaginabili, ho gareggiato pensando e ripensando a come migliorarmi, ho pranzato le domeniche mezzogiorno con tutta la mia allegra famigliola, nonnina compresa, lamentandomi eventualmente per la mancanza del dolce, ho inventato storie pazzesche sulla mia compagna di tesi ridendo fino alle lacrime, sono stata salutata con interminabili feste ogni volta che rientravo in casa dai miei cagnolini e ogni sera ho augurato la buonanotte alla stessa preziosa persona. 

Quindi per quanto sarà ricca la lista dei miei buoni propositi e obiettivi per il 2015 non posso che augurarmi di rivivere e rivivere ancora la miriade di piccole cose e di tradizioni che mi fanno ricordare così allegramente il 2014!

Buone feste!
Ci leggiamo l'anno prossimo!





mercoledì 17 dicembre 2014

Mi mancherai per tutta la vita

Forse nei tuoi giorni e nelle tue notti solitarie hai provato a pensare alla morte. Probabilmente hai sempre pensato che sarebbe arrivata a casa tua, che ti saresti spenta nel tuo letto, avvolta dall’imperterrito rumore del fiume, che un attimo prima è il tuo fedele compagno nella notte e un attimo dopo sei tu, che te ne vai e che scorri salutando tutto il tuo amato paese. Forse non avevi nemmeno bisogno di sperare che fosse così, forse era semplicemente una certezza :”La mia vita deve compiersi qui, a Forno”. O forse non lo pensavi, sono solo io che ti immagino ragionare sulla tua morte, per cercare nelle tue parole deliranti e non, una tua volontà, un tuo barlume di lucidità che mi dica cosa è giusto fare, che mi dia un aiuto, un appiglio nelle tue parole sconnesse, nei tuoi atteggiamenti scostanti, nelle tue mille personalità.
Probabilmente dopo la pensione, trasferendoti lì avevi già deciso, che lì eri nata, lì eri tornata e lì saresti morta. Felice. A Forno.
Allora non siamo noi i pazzi, gli insensibili, le persone crudeli, che con ogni mezzo ti allontanano pian piano dal tuo unico desiderio, perseguito in quasi un secolo? Non un sogno di gloria, non un’ambizione inconcludente, semplicemente la voglia di rimanere fedele fino all’ultimo a ciò che hai perseguito in vita, il tuo essere così “orso”, “selvaggia” e montanara come diciamo noi, ma te stessa, fino all’ultimo, fino in fondo, senza se e senza ma. Non siamo allora noi i villani a tenerti lontana dalla tua casa, dal tuo letto, dal tuo Frigido e dai tuoi monti?
Se puoi, ascoltando la nostra sordità e osservando la nostra cecità, capiscici e perdonaci: non so con che presunzione crediamo che questo sia il meglio per te.



Più di un anno fa lo scrivevo, mentre tramite mille decisioni si sceglieva anche di non farti tornare più a casa tua.
Quanta tristezza. Quanto mi sentivo cattiva quando dicevi nei sempre più rari attimi di lucidità "Ti prego, portami a Forno. Poi torno qui lo giuro, voglio solo vedere la mia casa, solo un'ultima volta..."
Era davvero l'unica soluzione la nostra?


Ora sono solo contenta che tu possa riposare dove ambivi, dove l'aria ha il profumo del muschio umido, l'origano è il più buono del mondo, l'acqua corrente in realtà è l'elisir di lunga vita e i cani hanno mille padroni.


Ma per quanto io sentirò nel Frigido che scorre la tua voce che mi chiama e per quanto mi sarai vicina ogni volta che farò quella scala spacca gambe per entrare in casa, in cui le alzate sono il doppio delle pedate, la verità è che mi mancherai, mi mancherai per tutta la vita. E anche se ormai è già da un pò che ne faccio a meno, mi chiedo come farò senza la tua pizza, senza i tuoi tordelli, la tua pasta fatta in casa e la marmellata di more. Ma anche le fette Paradiso che non troverò più in frigo ad aspettarmi e i Ferrero Rocher che non mi comprerai più in autogrill, avranno un sapore un pò più povero.
Mi auguro di essere solo la metà di quanto sei stata generosa tu.


Ciao zia Palmirina. Hai il nome più bello del mondo.

venerdì 12 dicembre 2014

La ragazza che...rideva di sé stessa

Adoro il calendario dell’avvento. Non mi interessa del passare degli anni, delle rughe, dei capelli bianchi, dei denti che cadono [ok, sto esagerando…]: ogni Natale continuo con le mie tradizioni e spero di poterlo fare fino alla pensione e oltre.
Il mio calendario dell’avvento è un trenino di legno con 24 cassetti. In ogni cassettino c’è un cioccolatino [ma dai?] accompagnato da una citazione [ho anche la mania delle citazioni] scritta da me qualche anno fa e che in genere c’entra poco con l’avvento, ma è inerente con le belle sensazioni e i salutari sorrisi.

Quest’anno come non mai aspetto con ansia il momento della citazione che tanto ho dimenticato dall’anno prima e in questo avvento la frase che più mi ha illuminata è stata quella di ieri.



Nulla è più utile all’uomo di quelle arti che non hanno utilità alcuna.



xoxo

Ovidio




[Come ero colta un tempo! Che citazioni elegiache! Quanto sarebbe fiera di me la mia prof di latino se solo sapesse cosa c’è nel mio calendario!]

[Ripensandoci non penso di aver mai tradotto personalmente una cosa simile…e in latino solo Catullo era alla mia portata!]


Anyway! In questi giorni in cui mi dedico solo a un modellino in scala 1:500, con una lentezza infinita e senza raggiungere per altro risultati esaltanti, mi sento più che mai senza doti e senza arti. Zero al quoto. Nada. Nisba. Niente trippa per gatti! 
No alla danza, no al canto por favor, no alla musica sotto tutti i suoi sviluppi. Molto molto mediocre negli sport, idem a scuola. Non sono un’abile oratrice e nemmeno mi so vendere come si deve, anzi il mio curriculum vitae è da elemosine! Non parliamo della cucina, del cucito e del focolare domestico in generale. Insomma, di tutto un poco, ma niente di menzionabile.


Ma volendo proprio arrampicarmi sui vetri e trovarmi una dote, in questi giorni di carton vegetale e bisturi, che se non altro fomentano ricordi e riflessioni, dopo mille momenti in cui nella solitudine dei miei pensieri arrossivo e ghignavo, posso dire che forse forse un’arte inutile posso inserirla nel mio cv. L’arte di saper ridere di gusto di me stessa e dei momenti imbarazzanti che mi sono sbadatamente costruita vale?

In sostanza in questi giorni non faccio altro che ricordare e ridere di quella volta che…:


- …io ero in aeroporto pronta a partire per Lisbona mentre la mia carta d’identità era nella cartelletta di tecnica in camera mia e io non ne ricordavo assolutamente la collocazione;

- …sono andata in un negozio e in cassa ho mostrato due buoni sconto del negozio concorrente. Dopo l’occhiata perplessa della cassiera mi sono giustificata dicendo una frase da minorata mentale “Mi ha detto mia mamma di venire qui…”

[Ciao mami, i buoni sono scaduti e la cassiera è antipatica, non tornare in quel brutto negozio…]

- … mi sono fatta accompagnare in stazione, sono scesa dalla macchina, salita sul treno, ho aspettato che chiudessero le porte e mi sono guardata le mani accorgendomi di avere con me 2 borse, la mia e quella di mia mamma. Urlo disperato;

- …volevo fare uno scherzo a mio zio nascondendomi nella sua auto per poi saltare fuori mentre guidava. Piano infallibile. E invece la macchina in cui mi sono nascosta non era la sua;

- …che ho risposto a una “dichiarazione d’amore” del mio exexexexexexexexexexexragazzo prima con un “Ciao…” mentre aprivo la portiera della macchina perché ero già balorda e avevo sentito tutt’altro, poi con un “…ciao papà” chiudendo e andandomene.[Ma perché!?!]

- …sono caduta mentre ero sullo skilift, rimanendo incastrata con guanto e bacchetta e facendomi trascinare per i successivi 5 minuti, inerme, alla mercè dello sguardo e dei commenti di tutti i passanti attoniti;

- …per la prima (e unica) volta mi hanno mandata a raccogliere le offerte durante una messa e a ogni persona che metteva i soldi rispondevo “grazie…grazie signora”. [Già che c’ero potevo aggiungere anche un “ho fame”]

- …avevo 13 anni e quando mi presentavo insieme al mio nome aggiungevo “…e sono nata il giorno dei morti! Piacere!” [Ancora…ma perché?!]

- …volevo cambiare stazione radio e invece continuavo a suonare il clacson inducendo gli altri autisti a insultarmi; [difficoltà psicomotorie]

- …ho comprato (e compro) il pranzo in università e al barista che mi augura buon appetito rispondo SEMPRE :“altrettanto”;

- …ero andata a sciare in pullman e, convinta di aver preso per sbaglio gli scarponi da sci di mio papà, li infilo e sto per prendere la funivia quando un ragazzo mi ferma chiedendomi se sono sicura che gli scarponi che indosso siano i miei perché i suoi sono uguali e non li trova più;

- …l’autista del pullman che mi portava al liceo ha fatto una curva in modo molto sportivo e sono finita seduta in braccio a un ragazzo;

- …stava per partire il treno, io sono saltata su mentre si stavano chiudendo le porte e io e il mio pc siamo rimasti chiusi a metà nelle porte in attesa di aiuto;

- …sono inciampata e nel cadere mi sono aggrappata ai pantaloni di un mio compagno, lasciandolo in mutande in mezzo alla classe;


Un’ altra avventura non mia ma degna di nota:

quella volta che la mia amica è scesa dal pullman per mano a uno [come nella scena di Chiedimi se sono felice]!



Ora che rido da sola e un sacco, torno a giocare con il poliplat!

lunedì 1 dicembre 2014

La ragazza che...giocava a curling

Venerdì ultima consegna prima di un esame che non si sa quando il Deus dell'architettura moderna alias prof di interni vorrà farci dare...
Ma non pensiamoci, è troppo triste e troppo ansiosa come cosa.
Comunque questo vuol dire 5 ore di sonno in due notti e 10 in tre e 15 in quattro e via così per tutta la settimana scorsa. Quindi ciò significa me con gli occhi iniettati di sangue, il pianto facile, la fame assassina e il pensiero fisso al dio letto. Ma non so come dopo ogni esame o consegna, in seguito a 12 ore di sonno, la prima cosa che faccio è straordinariamente pulire casa. Ok forse non è tanto straordinario, forse la gente normale lo farebbe anche prima viste le condizioni, ma per me farlo prima significherebbe rubare tempo ai disegni/modelli e al sonno. Quindi la mia coscienza mi sveglia dai sogni e mi obbliga a farlo il giorno dopo.
Sabato, anche se il mio corpo richiedeva un'altra tappa di 26 ore di coma, ho passato il folletto anche sui muri e mi sono armata di spazzolone per lavare il pavimento.
Apriamo il capitolo pavimento di casa mia. E' in cotto. Molto comodo se non lo lavi mai (come me, mea culpa) perchè potresti ospitare per un mese Attila e l'esercito unno al completo e non si vedrebbe nessuna differenza, il pavimento sembrerebbe sempre lo stesso. Molto scomodo quando lo lavi. Anzi, molto sudata quando lo lavo. Per rendere l'idea diciamo che è il posto ideale in cui una squadra di curling potrebbe fare potenziamento. E comunque il pavimento sembra sempre lo stesso, sia da lavato che da accampamento per gli Unni.
Pro e contro delle piastrelle in cotto a parte, l'ho lavato per preparare la casa al Natale: sabato infatti è stato anche il lieto giorno delle decorazioni natalizie!
Non mi interessano e non mi scalfiscono i commenti di chi dice che prima dell'8 dicembre è trash anche solo nominare il Natale!
In primo luogo da oggi non avrò tempo che per autocad e carton vegetale e sabato è stato l'ultimo giorno di respiro prima della Vigilia, quindi l'unico possibile per la natalizzazione della casa! Ma tempo a parte agli #antinataleprimadell8dicembre voglio dire di prendersela in ordine con: l'avvento cristiano che è già iniziato da due settimane, i calendari che da oggi propinano cioccolatini anche agli allergici e il comune di Milano che sta già allestendo l'albero in piazza duomo! Non con me!! Me che inoltre in alcune occasioni non mi tiro indietro nello sposare la causa del trash! [SOLO in alcune occasioni sia chiaro]. Per le decorazioni di Natale non ho mai fatto segreto dell' invidiare gli americani sopra ogni altra cosa e di cercare di emularli con luminarie da aeroporto! Mai!

Detto ciò in questi momenti viene sempre a farmi visita il fantasma dei Natali passati, che mi ricorda cosa avevo appeso sopra la cappa della cucina, come avevo fissato i rami di pino finti sopra la credenza, cosa avevo disposto sopra il camino e come avevo disposto le palline in modo volumetricamente bilanciato sull'albero. [Sono fissatissima con le palline di Natale! Praticamente ognuna ha la sua storia e ognuna deve avere la visibilità che merita: il posto sbagliato mi può far sentire in colpa per molto tempo! Forse un giorno farò un catalogo delle mie palline...]
A volte mi ricorda anche di altre cose. E mi è tornato alla mente il mio vecchio blog di MSN: The Times [quale umiltà la me sedicenne!]. Quale imbarazzo la me ventiquattrenne nel ricordare gli argomenti dei post: io che dimentico la carta d'identità e me ne accorgo quando sono all'aeroporto, io che parlo del mio giornale preferito OK la salute prima di tutto [perchè?!], io che faccio la recensione delle mie vacanze, io che elenco le mie cose preferite [ok non tutto è cambiato], io che scrivo e poi pubblico sul giornale della scuola [perchèèèè sul giornale?!?].

In particolare mi ricordo di "un tuffo nel passato" [questo rimando di flash back sembra un pò la canzoncina "c'era una volta un re seduto sul bidet che disse alla sua serva, raccontami una storia e la serve incominciò: c'era una volta un re...." ma giuro poi i ricordi nei ricordi finiscono qui!].

Seppur con immensa vergogna lo copio qui e poi mi autorecensisco.




Un tuffo nel passato...



Ricordo...


...quando da piccola tutto mi sembrava facile...(anche matematica...prendevo sempre ottimo!)...


...quando il mio mondo girava intorno alle favole


le principesse, il principe azzurro, il castello, il per sempre felici e contenti...


...quando sognavo di diventare come quelle fantastiche Barbie...


...quando pensavo solo a giocare con i miei amici


e di certo non mi preoccupavo di essere all'altezza delle situazioni...


...quando guardavo il mondo con innocenza...


...quando la cosa più brutta che potessi dire era “non sono più tua amica!”...


...quando piangevo guardando Bambi...


...quando Paco (il mio cane) era il mio migliore amico...


...quando riuscivo sempre a divertirmi con poco...


...quando i vestiti che mettevo erano solo per farmi stare comoda...


...quando non mi facevo tutte quelle paranoie sul mio aspetto fisico e mi pesavo solo dalla dottoressa...


...quando tutti riuscivano ancora a prendermi in braccio...


...quando da McDonald’s prendevo sempre l’happy meal...


...quando facevo finta di essere una sirena...


...quando, secondo me, le verdure non facevano davvero bene...


...quando non sapevo cos'erano le preoccupazioni...


...quando dormivo con mille pupazzi...


...quando davo sempre la mano ai grandi...


...quando mi addormentavo nelle posizioni più strane...


...quando scrivevo la letterina a Babbo Natale e alla Befana...


...quando prendevo il giornalino di Barbie...


...quando facevo con le mie manine i regali alla mamma e al papà per le loro feste...


...quando le mie canzoni preferite erano le sigle dei cartoni animati...


...quando i nonni c'erano ancora...


...quando tutto quello che dicevo era quello che pensavo...


...quando per far pace bastava alzare il mignolo e stringere quello dell'altro bimbo...




...Penso che dovremmo imparare tanto dai bambini...


molti dicono che l'infanzia sia il periodo più bello della vita......non posso ancora dire se questo sia vero o no...


...credo che sia così solo per quelle persone che crescendo si siano dimenticate completamente delle vere cose importanti, le uniche che riescono a renderti felice...e che paradossalmente (adoro questa parola!!!!) da bambini sapevano con assoluta certezza...


Per tutti gli eterni bambini...chi "soffre" della sindrome di Peter Pan...NON CAMBIATE MAI!!!...




e per lei...


perchè grazie a te riesco sempre a rituffarmi nel passato...


e perchè ho ancora tanto bisogno della tua presenza....





....per favore.........non te ne andare....




Questo amarcord provoca solo:

imbarazzo imbarazzo imbarazzo!!


Oltre a ciò:

1) Tutti questi puntini di sospensione mi fanno venire l'orticaria! Ma perchè?! Ma che fastidio! Cosa cacchio volevo lasciar intendere??

2) Spero non trovassi davvero bella e innovativa la scelta del courier come font [-.-']! Spero che usassi quel carattere solo per avvicinarmi al mio idolo Jessica Fletcher...

3) La cosa che mi imbarazza di più è lo sproloquio finale sulla sindrome di Peter Pan, che sono certa di aver conosciuto da un articolo di Ok la salute prima di tutto. Arrossisco nel leggerlo e non riesco a non immaginarmi mentre urlo queste banalità in una calzamaglia verde! [Cosa che fortunatamente non è mai avvenuta]!

4) La lista era già l'elemento cardine dei miei post!

5) Non riesco a capire perchè adorassi la parola "paradossalmente", non riesco! E' vero che ancora adesso mi fisso periodicamente con delle parole, ma da che ne ho memoria sono sembre state parole belle e interessanti anche dal punto di vista fonico [ginkgo biloba è la parola del momento]. Paradossalmente proprio non me la spiego.


Imbarazzo e sproloquio finale a parte oggi aggiungerei altri punti alla lista dei ricordi:
[per conformarmi alla me sedicenne userò ancora i tanto amati puntini di sospensione e il courier!]




...quando se un bambino beveva dalla mia bottiglietta era come se ci fossimo baciati...


...quando i Bravissima facevano media con gli Ottimo!...


...quando arrivava il giorno in cui facevamo l'albero di Natale e io e mio fratello, aspettando irrequieti, eravamo attaccati alla finestra a guardare papà che riempiva il vaso di terra e ci sembrava sempre lentissimo...


...quando i nemici erano distanti dagli amici solo la misura di un campo da palla battaglietta (o palla prigioniera)...


...quando ogni pupazzo e ogni bambola avevano un nome, una data di nascita, un passato, mancava solo il codice fiscale...


...quando ogni vigilia mi mettevo a pettinare energicamente le Barbie per raccogliere i capelli caduti e farne dei parrucchini per mio zio pelato...


...quando "mamma, sei la più bella del mondo!"


...quando mio fratello cercava di emularmi in tutto (succede ancora, ma in modo diverso): stessi orecchini adesivi, stessi occhiali, stesse bambole...


...quando di notte sotto il letto c'era l'esercito di Malefica...


...quando se mi toglievo il cerchietto e lo lanciavo nessuno mi prendeva per pazza ma solo per Sailor Moon...


...quando "papà guardami e dai i voti alle mie verticali"...


...quando in macchina era un coro di "quanto manca? siamo arrivati?"...


...quando il pomeriggio c'era solo "gora checemon!"...





e la fine è sempre per lei, che ora vorrei facesse solo un pò più piano.







sabato 22 novembre 2014

La ragazza che...e i pendolari

La mia quotidianità non mi da tanti spunti attualmente. Essenzialmente si divide fra treno e università. Bello. Molto.
Abbiate pietà di me se parlerò ancora di Trenord, non mi piace farlo, davvero, ma non ho scelta e la varietà dei passeggeri e compagni pendolari mi tiene compagnia nei lunghi ritardi del treno. Quindi scriverò di loro evitando la categoria “personaggi incontrati in metro” che è troppo varia e troppo spaventosa (gente vestita da coniglio o con tute di ciniglia rosa). Inoltre per fortuna la frequento poco. Mi accontento del mio treno.
All’apparenza tutti i passeggeri sembrano normali. Persone del tutto ordinarie e forse addirittura noiose. Ecco non è così. Dopo un viaggio capisci che il 60 % delle persone sul tuo vagone non è tutta regolare e che “il mondo è vario perché è bello” è una frase inventata da uno psicopatico e che va bene solo per colmare quell’imbarazzante silenzio posteriore alle urla fra il controllore, “il rosso”, e la milf ultra cinquantenne che si è dimenticata di timbrare il biglietto.

Quindi ecco a voi il catalogo dei viaggiatori di Ternord. Redatto dopo 5 anni e mezzo di esperienza quotidiana.


1. Il Bell’addormentato
Postazione: accanto a me. 
Il più comune e un classico presente su ogni treno in qualunque orario. La palpebra cala e il collo cede. Dopo una breve lotta fra sonno e dignità, vince il sonno e la testa ciondolante ha il via libera. Di solito la via che sceglie è quella verso la mia spalla. Io sto leggendo e lui si avvicina. Dapprima stringo un po’ le spalle, probabilmente sto occupando anche il suo spazio vitale: che maleducata. E lui si avvicina. Perché ho le spalle così larghe? E lui si avvicina. Mi addosso al finestrino. E lui si avvicina. Il sonno è un parassita, più spazio lasci più se ne prende, non ce n’è. Lui si avvicina e io rido. Che cacchio devo fare? Lo tocco dentro? Di solito quando ormai mi sono arrampicata sul vetro, nei casi migliori il treno da uno scossone e lui si sveglia facendo finta di niente e simulando di fare stretching al collo. Certo, stretching….credibile. Nei casi peggiori si appoggia alla mia spalla e a quel punto a meno che non sia svenuto si sveglia, ma lì non c’è stretching che tenga e risata che rimanga sotto i baffi, c’è solo l’imbarazzo.

2. La makeup artist
Postazione: davanti a me. 
Ammetto che un tempo anche io facevo parte di questa categoria, ma il mio momento trucco durava pochissimo giuro. Comunque Lei si siede e sparecchia il suo beauty, di cui conosco solo il 20 % del contenuto. Io vorrei non guardarla, davvero. Vorrei continuare a leggere, ma non riesco, ne sono ipnotizzata e lei lo sa, quindi si impegna e io mi vergogno. A parte questo conflitto interiore, in genere ha già messo a casa la crema di base e uno strato di fondotinta. Per il treno lascia occhi, phard e labbra e nei casi peggiori inizia a spinzettarsi anche le sopracciglia [con mia conseguente e mal celata espressione allibita]. L’attrezzo più strano della makeup artist è stato un lucidalabbra, degno delle Charlie’s angel: il tappo una volta sfilato nascondeva una minitorcia il cui fascio di luce illuminava il tratto del lucidalabbra [che poi c’era il sole, ma non importava, doveva evidentemente continuare a stregarmi con i suoi trucchi] il tutto completato da uno specchietto applicato sul contenitore del gloss (non so come definirlo…il coso da cui si sfila). Insomma impossibile trovare qualcosa di più interessante da fissare.

3. Lo smemorato
Posizione: assolutamente indifferente. 
Mi vedo molto affine a questa categoria, quindi mi piacerebbe dire che lo smemorato dimentica le cose in treno perché è un grande artista che vede e legge la realtà nella sua vera essenza perciò le cose materiali perdono la loro importanza e…. Ma purtroppo non è così, almeno non per me. Ahimè non sono un artista e vedo le cose solo un po’ sfocate (resto generosa con la mia vista). Comunque visto il mio deficit di attenzione nelle numeroso volte in cui ho dimenticato cose in treno, ho sposato la causa dell’aiutare lo smemorato a non dover piantonare l’ufficio oggetti smarriti. Quindi quando piove guardo sempre se i miei vicini si ricordano l’ombrello o se qualcuno mette sacchetti nei ripiani sopra i sedili controllo che non rimangano lì. E lo smemorato, quello vero, quando gli chiedo se il libro è suo e se gli è caduto un guanto, mi guarda e mi ringrazia sempre con le lacrime agli occhi. Se avesse tempo mi accenderebbe un cero lo so, ma io semplicemente vorrei che qualcuno lo avesse fatto e lo facesse con me la prossima volta.

4. L’impiccione
Posizione: in uno dei due posti che io e l' interlocutore (da me conosciuto) non occupiamo. 
E’ insopportabile. Sarà che non sono la persona più socievole del mondo e che mi fa schifo parlare del tempo e di tutti gli argomenti riempisilenzio, ma se non sto parlando con te non sto parlando con te. Punto. Passi che tu mi dica che guasto ha il treno nel caso ti intendessi di meccanica trenistica (!?), o che mi tu ci interrompa chiedendomi il biglietto se sei un controllore, ma che tu ti inserisca in un discorso dicendo “Eh si le tesi sono sempre così, non finiscono mai, anche io ci ho messo un sacco…blabla” e che poi da quel momento ti senta in diritto di fare tranquillamente conversazione con me, no. Grazie.

5. L’urlatrice
Posizione: in qualunque parte del treno. 
Ovunque si sieda ho la sensazione di averla sempre accanto e penso che sia comunque troppo vicina. Non l’ho mai vista in faccia, ma non c’è bisogno, so che è un megafono e l’unica cosa che vorrei che facesse è urlare gli annunci del capotreno, che di solito dobbiamo solo immaginarci. Purtroppo non lo fa e urla un mare di scemenze che non interessano minimamente nemmeno il mio animo pettegolo su come cucinare le barbabietole al vapore (bleah), come stirare le camicie al contrario o sul perchè lavare i vetri solo con la luna piena.

6. Il mimo
Posizione: accanto a me. 
Ha le cuffie, sempre, ma sembra comunque una persona normale, finchè non si mette comodo, troppo comodo, visto che si dimentica della mia esistenza lì accanto e probabilmente pensa di essere su un palco. A quel punto inizia a muovere braccia e mani con larghi movimenti. Non riesco mai a scegliere se somigli più a uno che fa uno stile strano di yoga (sta diventando una fissazione) o a un cantante lirico che gesticola teatralmente. In qualunque caso vorrei davvero vedere le mie facce mentre il mimo mima.
Una sottocategoria potrebbe essere il musicista mancato, quello che suona la batteria immaginaria per tutta la durata del viaggio.

7. Il credente
Posizione: davanti a me. 
Muove le labbra, in continuazione. All’inizio penso che stia canticchiando, ma poi mi accorgo che non ha le cuffie e inizio a muovere gli occhi a destra e a sinistra e a pensare che stia parlando con lo stesso diavoletto che tormentava tanto Torquato Tasso. Poi vedo leggerissimi movimenti delle mani e scopro che ha una corona in mano e che in realtà è tutto intento a dire un interminabile rosario…ma in treno?!?!

8. Il mangiatore
Posizione: è più vicino a me tanto quanto più sia buona la pietanza che sta mangiando, più io abbia fame o più il cibo puzzi. 
In ogni caso per mezz’ora lo odio. Nel primo caso l’odio è mascherato dai miei occhi luccicanti e dal modo morboso in cui lo osservo addentare il cibo e come per la make up artist me ne vergogno, ma non riesco a smettere. Ho il sospetto di aver anche aperto e chiuso la bocca contemporaneamente a lui mentre lo osservavo mangiare. Nel secondo caso lo odio lo stesso e ugualmente intensamente. In particolare ricordo una ragazza che alle 8.30 di mattina sgranocchiava un finocchio gigante crudo. E io non sopporto il finocchio e il suo odore, soprattutto se stavo mangiando una brioches ma quella puzza mi faceva credere che avessi accettato dalla ragazza un pezzo della sua verdura cruda. Bleah!

9. Il venditore
Posizione: ambulante per il treno. 
Di solito vende libri, i suoi e se ti vede leggere è la fine. Si ferma e ti attacca una pippa sulla stessa passione per la letteratura che ci unisce e sul suo nuovo libro sui segreti dell’alimentazione [argomento di letteratura per altro eh?]. Non si ricorda mai di te e tutte le volte riprova a venderti il suo libro. La parte della studentessa senza soldi è perfetta [e vera purtroppo!], ma funziona bene anche una conversazione telefonica immaginaria in cui continuo a dare ragione al mio finto e simpaticissimo interlocutore [“sisi…si in treno! Massi, mi sembra! Ahah…non dovrebbero esserci problemi! ahahah maddai!”].

10. Il mendicante
Posizione: in continua ricerca di gente dalla faccia poco sveglia. 
Ed evidentemente io non ho un’espressione intelligente. Ok, la prima volta mi intorta. La storia è questa: pensione finita, visita che deve fare nell’ospedale in Cadorna (ok, questa cosa mi fa storcere un po’ il naso ma penso in una confusione momentanea) e soldi che gli servono per il biglietto di ritorno. Per fortuna non ho soldi spicci e non gli lascio i miei unici 20 euro, ma mi sento in colpa per un sacco di tempo e ogni tanto penso a quel vecchietto che aveva finito la pensione e doveva fare una visita da solo a Milano senza sapere dove fosse davvero l’ospedale. Il senso di colpa però svanisce la seconda volta che mi racconta la storia e poi la terza. Poi il mio interlocutore telefonico fittizio mi salva dalle altre volte.

11. La mamma
Posizione: ne è pieno il mondo. 
Spero sempre che mia mamma non parli di me in giro, mi imbarazzerebbe un sacco sentire dei discorsi simili a quelli delle mamme pendolari in cui io sarei la protagonista. Ok al cuore di mamma, ok che hanno sempre in testa noi, ok agli scarrafoni belli come il sole, però essere prima attrice di un racconto che parla di herpes, acne, forfora e di tutti i metodi per combatterla. Poi certo ci sono argomenti più piacevoli, ma per sicurezza evitiamo un ruolo principale anche in quelli. 
Devo dire che però il non esserne protagonista e la mia anima zabetta mi spingono ad ascoltare con un discreto interesse…

12. Il mandrillo 
Posizione: ovunque, purtroppo.
In genere ha più di 60 anni ma pensa di essere ancora negli anni ’70 e le sue prede preferite sono le giovani quarantenni. Se gira in gruppo è la fine. In primo luogo perché ormai sono quasi tutti sordi e urlano come se non ci fosse un domani anche per le mie di orecchie e in secondo luogo perché i neuroni si autodistruggono e tornano tutti ad avere 15 anni girandosi ogni volta che passa una ragazza, facendo battute e dicendo espressioni che nemmeno mio nonno ha fatto in tempo a trovare di moda: “Se non stai zitto ti stacco il naso!” o "Corpo di bacco! Che fuma il tabacco!"
[o.O]

13. La coppia felice
Posizione: indifferente ma mai separata. 
Sorvoliamo sulle coppiette dai 20 anni in giù che amoreggiano senza troppi freni perché i miei commenti potrebbero essere interpretati come invidiosi. Non è vero, sono solo sempre più vecchia e bacchettona. Volevo concentrarmi sulle coppie sposate che vedo come mostri a due teste che non possono separarsi MAI. Infatti anche se il treno è pieno loro devono stare uniti, sempre insieme: lei tiene i biglietti per entrambe e lui ha l’acqua, lei i fazzoletti e lui il giornale. Un unico corpo con due spaventose teste e un esempio che spero di non raggiungere mai nella vita. Chissà se hanno anche un libro e un cellulare in due...

14. La cleptomane
Fra l’altro non è neppure discreta. Si sfrega le mani se trova dei giornali abbandonati e penso che alla fine di una giornata piovosa torni a casa con 8 ombrelli. Ma la cosa più strana che ho visto è stata una ragazza che in biglietteria raccoglieva tutti gli abbonamenti abbandonati della settimana precedente con l'intenzione di poterli scaricare dalle tasse (so tutto questo perché parlava da sola di questa sua brillante idea) non sapendo che gli abbonamenti del treno non sono più scaricabili da anni e che in qualunque caso 15 abbonamenti della stessa tratta e dello stesso periodo non potevano risultare di certo nella norma. Comunque l'ho lasciata con il portafoglio che scoppiava, pieno di abbonamenti scaduti.

15. La svelatrice di segreti
La peggiore (moralmente) se la conosci personalmente, ma anche la più intrigante se hai dimenticato il libro. Ok, anche se lo hai. Parla come se non ci fosse un domani, sia per la sua voce (parla a ruota libera, un monologo praticamente) che presto si consumerà, sia per i suoi conoscenti che sputtana tutti senza distinzione. Ne ho in mente una in particolare. L’ho incontrata più volte e il suo argomento preferito, dopo se stessa e i suoi successi (ama anche lodarsi), è sempre il fidanzato e i dubbi che ha a proposito della effettiva paternità del futuro suocero…ma puoi dire una cosa del genere sbraitandola in treno?!? Inoltre quando scende i suoi interlocutori non fanno che darle della cretina patentata: ottima scelta per le tue “confessioni”.


Nel caso vi siate riconosciuti nelle descrizioni del cleptomane, venditore, coppia felice, mandrillo, mendicante, mangiatore, urlatrice e impiccione siete pregati di farmi sapere i vostri orari e le vostre tratte. Gli altri sono tollerati. 


Intanto buon viaggio!




martedì 18 novembre 2014

La ragazza che...amava solo il treno che portava ad Hogwarts

Già, l'unico treno che apprezzo è l'espresso per Hogwarts [mi accorgo di essere un pò monotematica per citazioni e paragoni...]. Tutti gli altri fanno schifo! E le stazioni forse anche di più!
Niente cioccorane come spuntini, niente topi, rane o civette [quasi quasi questo è un bene, anche se una volta ho visto un uomo con un pollo vivo in un sacchetto!], niente posti a sedere al ritorno. Insomma tutti questi "niente" in cambio del controllore più antipatico del mondo detto "il rosso" che anche se il treno è in ritardo di 6 giorni e tu sei seduta in prima classe perchè tanto è vuota ti fa alzare, signori che se vedono che stai leggendo cercano di venderti i loro libri [-.-'], signori che se vedono che stai leggendo si sentono in obbligo di parlarti di letteratura, signori che se vedono che stai leggendo ti dicono che hanno finito la pensione e ti chiedono soldi per il biglietto di ritorno, signori che...e che cacchio! Sto leggendo!


Oggi ripropongo uno scritto di un paio di anni fa in cui come una zitella (della quale ho quasi tutti i requisiti) mi lamentavo dei treni, del sistema, dell'ignoranza, del tempo e della maleducazione, ovvero di tutto ciò di cui si lamentano le comari per eccellenza!
[Questo post, se fossi una zitella con competenze informatiche, andrebbe sotto la sezione "vecchie avventure e vecchie scritture".]

Oggi le particolarità erano: il simpatico "rosso" che è venuto a urlarci a gran voce di scendere dal treno, tornare indietro di 200 metri e passare all'altro binario per prendere un altro treno. Il tutto nella peggior stazione della tratta, in cui grazie ai lavori in corso da 4 mesi non esiste la pavimentazione e tutta la mandria di persone da cui venivo trasportata, camminava su una ghiaietta fine fine fine che mi è entrata tutta tutta tutta nelle scarpe, mentre sotto la pioggia non avevo l'ombrello e la sciarpa che avevo in testa si inzuppava.
A distanza di due anni ovviamente non è cambiato nulla e ciò fa delle mie lamentele uno sfogo sempiterno:


"Posso accettare il ritardo di questa mattina, anche se un paio di gradi sotto lo zero non dovrebbero mobilitare un treno che parte da Canzo Asso (certo, accetterei il fatto più facilmente se a queste condizioni mi trovassi a Nairobi, ma sono tollerante anche a Carugo);
Posso accettare l'impiegata lenta che impiega 20 anni per darmi un biglietto per una corsa singola mentre il mio treno sta partendo e che crea una coda interminabile per i mensili e i settimanali, ma suvvia anche io sono lenta, posso capirla...;
Posso accettare che il mio treno sosti dai 5 ai 10 minuti in ogni stazione, siamo tutti stanchi a fine giornata;
Posso accettare che dopo altri 10 minuti di attesa a Mariano ci venga urlato, a gran voce (l'altoparlante si utilizza solo per le occasioni importanti, è già stato usato 2 minuti prima per comunicarci che si sta viaggiando in ritardo [grazie per la puntuale precisazione], non vogliamo che si consumi per usura...), di scendere dalla vettura e spostarci sull'altro binario che presto o tardi arriverà un altro treno a prenderci.
Quello che non posso accettare è un ascensore nuovo che non va e una vecchietta che deve farsi 4 rampe di scale per la loro doppia inefficienza;
Non posso accettare una debole e incomprensibile voce da un ancor più debole altoparlante che dice, come fosse uno sbaglio, che il treno su cui eravamo prima riprende la corsa, mentre quei minchium di schermi inutili che sono stati messi al posto di tettoie continuano a sbraitare stupide pubblicità;
Non posso accettare che dopo 5 secondi dall'annuncio, quando la maggior parte delle persone non si era nemmeno accorta che l'altoparlante avesse emesso suono, il treno sia ripartito lasciando a bocca aperta, con espressioni inebetite tutte le persone (me compresa), a cui poco prima era stato ordinato di aspettare al freddo un altro simpatico convoglio, a guardare il treno che va e a pensare "è uno scherzo, ora si ferma....ora si accorgono di essere dei cafoni ignoranti e ci danno il tempo, anche alla vecchietta di prima, di rifarci le 4 rampe di scale e risalire sul treno";
Non posso accettare che il personale della stazione ci si barrichi dentro facendo finta di non esistere e di non sentire gli insulti e i pugni sulle porte solo perchè non è capace né di usare un altoparlante né di urlare come si deve;
Non posso accettare che l'unica povera crista impiegata di Trenord rimasta in quella stazione, alla mia domanda "COME ME LO SPIEGA QUESTO?" mi risponda "Questo cosa?"

[Inoltre non riesco ancora ad accettare che il sistema di raccolta per gli oggetti smarriti sia così scadente!]

Quindi
dal profondo del cor ti odio trenor'!
"




giovedì 13 novembre 2014

La ragazza che...odiava tante quisquiglie al mondo

Piove. Lo so che lo sapete, lo scrivo per chi mi legge dall’Uganda, nel caso gli fosse sfuggito.
Passiamo alle cose importanti [?!]. Una delle ultime mode degli stati di facebook è quello di elencare cose e nominare qualcuno che faccia altrettanto. I tuoi libri preferiti, i film che più ami, le cose belle che ti sono successe nella giornata, opere d’arte che vorresti in casa…Io Amo questa moda! Ogni giorno scopro inconsapevolmente di avere liste ed elenchi per qualunque cosa (scarpe preferite, temi per le cene a tema, argomenti per i post, orecchini divisi per mesi, outfit meglio riusciti del 2011…), ma ho degli amici di facebook decisamente poco collaborativi, che non calcolano nemmeno per finta le mie nomination. All’inizio fiduciosa avevo degli elenchi anche su chi nominare in base agli argomenti, poi ho iniziato a pubblicare le mie liste di cose amate senza nominare nessuno, fino ad arrivare a pensare e basta le mi classifiche. Dunque, l’ultimo stato di facebook che mi sono immaginata era un elenco delle cose che odio. Un po’ triste? Dovrei pensare positivo e concentrarmi piuttosto sulle cose che adoro spasmodicamente? Probabile…ma un elenco di cose che ti fanno saltare i nervi si abbina bene a questi giorni cupi e uggiosi. No, non sono meteoropatica in genere, ma dopo 86 giorni di pioggia e un anno in cui l’estate è arrivata solo quando ormai avevo già fatto il cambio armadio invernale, mi viene facile essere suscettibile [soprattutto se sono una botte e ho bisogno di correre ma piove sempre!].
Quindi questa è la lista delle cose che odio al mondo. Le cose meno gravi si intende, diciamo quelle che sopporti meno quando piove da millantamila giorni di fila, non quelle serie tipo i capi di stato, ladri e truffatori (e i pedofili!).


Facciamo che ricomincio…
Questa è la lista delle quisquiglie (che bella parola!) che odio al mondo:


- gli stati di facebook sul meteo (ma non i post sui blog :P ): se d’estate fa caldo e in autunno piove mi sembra sia tutto normale. Stilerei una legge tipo “superati i 60 giorni di meteo anomalo siete autorizzati a lamentarvi sui social”;
- la gente che parcheggia male: è egoista! Non pensa mai che possa esserci qualcuno troppo in ritardo per fare 800 manovre o 2 km a piedi, solo perchè non ha voluto avvicinarsi all’altra macchina di 50 cm;
- le coppie che si lasciano. So che sono fatti loro e basta, ma io ci rimango male, mi affeziono al saperli insieme e poi ci penso per mesi e mesi. Tipo se Banderas e la gallina si lasciassero non so proprio come potrei prenderla...;
- la gente che mangia i finocchi crudi in treno;
- il pesce nei venerdì di quaresima;
- l’alito dei fumatori;
- le macchinette che non danno il resto. In condizioni normali non ci farei caso, ma quando i distributori automatici si tengono i miei 10 centesimi mi sento derubata nel profondo e inizio a picchiare pugni e sussurrare improperi;
- i rasta che si formano spontaneamente nei miei capelli. LI ODIOOOOO! Ci metto 6 ore ad eliminarli;
- gli allenamenti di velocità;
- il fatto che non ci sia uno dei miei cinque sensi che funzioni magnificamente. Cioè porto gli occhiali da quando ho 4 anni, devo prendere appuntamento in farmacia per il controllo dell’udito che fanno, non ho un olfatto sviluppato e in alcune condizioni ammetto di non essere stata in grado di distinguere la carne dal pesce! [e il tatto…il tatto è un senso?];
- i maglioni che si incastrano nelle maniglie;
- le unghie rotte che si impigliano nella lana;
- la sveglia che non suona la mattina e le quattro sveglie che punto ogni giorno;
- mia mamma che mi fa una domanda e non ascolta la risposta;
- le coppie che flirtano nella mia corsia a nuoto libero. Si lo so, sono vecchia, ma non riesco nemmeno a darmi la spinta dal muretto!
- i noccioli grandi della frutta (per questi provo riluttanza: albicocche, pesche, prugne, susine…bleah!);
- le cerniere impigliate quando devo scendere dal treno;
- i sassolini nelle scarpe quando penso siano scorpioni;
- le SCOLOPENDREEEEEE!!! Insetti maledetti provenienti direttamente dall’inferno! Più veloci della luce e schifosissimi;
- i ragni più grossi del mio pollice. No non credo ai detti che vi associano al guadagno! Se siete in casa mia ho tutto il diritto a farvi fuori senza pietà (fuori dalla mia abitazione sono più clemente);
- l’odore dell’aceto;
- i granelli di sabbia fra le lenzuola. So che non dovrebbe succedere, ma a volte, in vacanza, non so come, capita lo stesso ed è una tortura;
- il cloro che mi penetra nella pelle e non mi lascia per giorni;

- la gente che mi dice i finali di libri e film. Odio, odio profondo!
- i film che pur essendo tratti da libri bellissimi non li seguono ALLA LETTERA;
- la morte di Fred, Lupin, Tonks e Sirius in Harry Potter. Ho capito che non può andare sempre tutto bene, ma Harry mi sembrava già abbastanza sfigato senza queste perdite: cresce orfano con Voldemort che ogni anno tenta di ucciderlo), vede morire Cedric, viene ucciso Silente (e ok, sarebbe morto comunque) poi Malocchio e Edvige…insomma, bastava anche così!
- rimanere da sola nei gruppi di whatsapp temporanei, quei gruppi che nascono come funghi per occasioni di breve durata, tipo “regalo per Consuelo”, “Compleanno cane Cipus”. Passato l’evento mi mette tristezza uscire da gruppo e così rimango sempre l’unico membro;
- i lavatesta dei parrucchieri. Ma è possibile che esistano pastiglie che lisciano i capelli (magari è una leggenda, ma avevo letto un articolo sui trucchi che usa Beyonce per lisciarsi la chioma) e che non esista un lavatesta che non ti distrugga il collo?!
- gli abitanti del paese dove è cresciuta mia nonna. No in realtà li adoro, sono molto folkloristici, tranne quando con molto tatto mi salutano così “Ciao! Va come ti sei fatta bella grassa!” -.-‘
- il fanno che i Monuments Men non siano riusciti a salvare tutte le opere d’arte
- Mr Bean;
- i miei fratelli che lasciano le luci accese;
- mio papà che mi da la buonanotte chiedendomi fra quanto finirò il modellino, perché lo finirò fra 12 ore;
- al cinema, quelli dietro di me che con la gamba toccano in continuazione il mio sedile;
- i ciclisti e i trattori davanti a me in strada;
- l’ombrello. Anche se , modestia a parte, penso di avere degli ombrelli bellissimi (l’ultimo a forma di cupola di Brunelleschi) e anche se la sua funzione è innegabile, lo trovo scomodissimo e quasi sempre preferisco prendere l’acqua piuttosto che tenerlo aperto e gelarmi la mano;
- dulcis in fundo…il freddo! Lo odio con tutta me stessa. Sopporto l’inverno solo per il Natale, ma passato quello non c’è più ragione per la sua esistenza e inizio ad odiare anche lui. Non tolgo MAI il piumino invernale dal mio letto (si ad agosto c’è) e vado in spiaggia sempre con un golfino. Gli allenamenti d’inverno sono una tortura e quando sono per strada e ci sono meno di 10 gradi di solito corro per arrivare prima in un posto più caldo. Insomma, la temperatura ideale per il mio habitat è quella corporea, 37 gradi sono perfetti!




Con il pensiero di tutte queste belle cose tanto piacevoli…Buona snervante giornata! (non piove nemmeno più!)

venerdì 7 novembre 2014

La Ragazza che...rimase fregata dal Sasha yoga

Ieri ho partecipato alla mia prima lezione di yoga. Sahaja yoga per la precisione [ma io continuerò a chiamarlo Sasha yoga...].
Ero esaltatissima! Mi sono lasciata trascinare dall'entusiasmo della amica neo iniziata all'arte della meditazione, che mi ha convinto facendomi vedere la posizione della foglia morta sul pavimento della mia cucina. 
E come se fosse un segno del destino pochi giorni dopo la sua performance ho scoperto dell'esistenza di un corso gratuito di Sasha yoga appunto, il martedì sera in un'aula del Politecnico.
[Perfetto!Perfetto!!]

Questo era quello che mi aspettavo: silenzio, magari qualche candela profumata [ok, forse avevo aspettative troppo alte per un'aula del politecnico...], musichette per trovare la pace dei sensi, gambe incrociate per iniziare, poi saluto del sole, posizione della foglia morta, dell'anatra zoppa, del riposo assoluto e  qualche centimetro di levitazione. Inutile ripetere quanto fossi presa bene e da quanto tempo pensassi all'outfit perfetto per raggiungere il nirvana.

Quindi puntualissima mi dirigo verso l'aula con due mie compagne di corso, continuando a ridere visualizzandomi a occhi chiusi a ripetere "ooooommmmmm".

Questo è ciò che è accaduto veramente [fra parentesi pensieri personali descritti alla Joyce mediante il flusso di coscienza]:
Entriamo in un'aula normalissima, senza tappetini, senza candele, senza niente. Niente da yoga almeno, solo banchi e sedie. 
"Scusate, è qui la lezione di yoga?"
"Sisi, è qui!"
"Dovevamo portare i tappetini?"
"Nono, per praticità lo facciamo restando seduti sulle sedie, togliamo solo le scarpe.."
[-.-' seduti sulle sedie?!ma come?? la foglia morta è da fare per terra...]
Il mio entusiasmo inizia a spegnersi, ma una piccola fiammella di speranza si riaccende quando arriva una coppia di indiani che porta dei teli rossi e mi viene naturale pensare che stiano per allestire l'aula, per creare un pò di atmosfera e sono certa che nelle borse abbiano delle candele alla vaniglia. 
Bene. I teli rossi servivano in realtà a nascondere la gigantografia di una donna indiana sorridente con un pallino rosso in mezzo alla fronte [beh non era proprio una gigantografia, comunque io dalla quinta fila la vedevo molto bene!]
Poco dopo scopro che questa tipa sorridente è la stessa Sasha, fondatrice di questo tipo di yoga, che poi mi ritrovo a guardare in un video seduta su un trono dorato che parla della meditazione. 
A parte che quando penso alla pace interiore mi immagino il viso di una persone serena. Non so, Buddah, il Dalai Lama, Madre Teresa, Majin Bu...Ecco Sasha non ha nulla che mi ispiri serenità, nirvana o pace interiore. Sembra incazzatissima e mi ricorda terribilmente Rasputia, la moglie di Eddie Murphy (e Eddie Murphy stesso) in Norbit.

[Per chi non avesse esattamente presente il suo aspetto]




...e poi è terribilmente prolissa. 20 minuti per dire la base della pace interiore è la meditazione. [Grazie..avevo già afferrato il concetto dalla prima frase!]

Il mio entusiasmo iniziale si era già spento dall'entrata della gigantografia di Sasha, ma mi sono convinta a rimanere quando hanno iniziato a parlare dei sette chackra del corpo e mi piaceva molto sentirmi Naruto. 
Poi finalmente, la meditazione.
Un signore indiano, parlando un italiano non troppo fluido, fa il ripasso dei gesti che aiutano la concentrazione e che dobbiamo rifare anche noi.
"Tenente la mano sinistra davanti al ventre, con il palmo girato verso di voi, e piano piano salite fino alla testa. Intanto fate ruotare la mano destra in senso orario intorno alla sinistra e quando siete arrivati sopra la testa immaginate di fare un nodo con le mani e ripetete tutto tre volte. 
[Non ridere, non ridere, non ridere. Fai il nodo. Non ridere. Non essere così scettica. Un altro nodo. Scetticismo via da me]
"Ok ora toglietevi le scarpe e chiudete gli occhi, io vi dirò che cosa fare"
[Come faccio a togliermi questo sorriso da beota dalla faccia? Continuano a guardarmi lo so, si sentono offesi!]
"Mettete la mano destra sul ginocchio destro e la mano sinistra sulla fronte."
[Ok, facile e non mi fa troppo ridere]
"Ora lentamente portate la mano sinistra sul ginocchio e la destra sulla fronte" sempre in un italiano non troppo fluido.
[Eh? Con gli occhi chiusi non riesco a capire un cacchio di quello che dici! Li apro un attimo. Ok cambio mani! Ma perchè quello di fianco a me non si è tolto le scarpe?!?]
"Per aiutare a liberarvi la mente da ogni pensiero ripetete con me la parola asim che in sanscrito significa ...[non mi ricordo un cacchio!]"
Io: "Asim"
Tutti: "AAaaaaasIIIIIiiiimmmmMMMM"
[Ah, ok devo trascinare le vocali]
"AaaaasiiiiiIIIIImmmmMMMM"
[Ahahahahahahahah! ahahahahahah! fa troppo ridereeeeeee ahahahahah]
"AAAaaasiiiiiimmmMMmm!
[Resisti e sii seria. Resisisti. Ahahahahah]
"Ora portate entrambe le mani sulle ginocchia e poi portate la mano destra sul cuore"
[La porta si è appena aperta. Sarà qualcuno che entra o qualcuno che esce? Non devo aprire gli occhi! Non devo! Ok, guardo. Due con i tappetini: illusi]
"Sempre con gli occhi chiusi portate la mano destra sopra la testa senza appoggiarla. Rimanete così, concentrati."
[Rimanete così? Per quanto?? Mi fa già male il braccio! Per quantooooo??Bastaaaaa!! Quanto manca? Male, malissimo. Devo appoggiarlo. Comunque quello di fianco a me non solo non ha tolto le scarpe, ma non fa proprio niente, non dice Asim e non muove le mani...Ok ci riprovo, su la mano sopra la testa. No fa troppo male, la appoggio almeno almeno. No ma fa troppo male. Basta.]
"Ok..."
[Apro gli occhi]
"Ora molto lentamente, quando ve la sentite, aprite gli occhi"
[-.-']
"Avete sentito le vibrazioni?"
[Che vibrazioni?]
"Chi di voi ha sentito caldo sulla mano?"
[Caldo?? Dovevamo sentire caldo? Quella alza la mano..."a un certo punto, un pochino"...ci sono secchione anche in meditazione?! bah, secondo me bluffa...]
"Chi ha sentito freddo?"
[Ah quindi comunque bisognava sentire qualcosa..Beh freddo lo ha sentito un sacco di gente!]
"Bene. Nelle prime meditazioni è comune sentire una sensazione di caldo. Pian piano con più pratica la sensazione giusta da sentire è il freddo" [Ecco quella bluffava] "Ora sentiamo i nuovi di questa lezione." [Nooooooooo!] "Cosa avete sentito? Chi ha sentito Caldo? Chi freddo? " [Non guardarlo, non guardarlo. Ma quello di fianco a me è morto?]
"Ok, andiamo avanti con i modi per liberarsi dallo stress. Il primo è il pediluvio...."
[-.-' Ok, me ne vado...gli stivali non li allaccio se no faccio troppo rumore...ciao a tutti]


Fine del mio primo approccio allo yoga e delusione di ogni aspettativa.
Forse sono troppo scettica, ma l'esaltazione iniziale c'era, l'immaginazione anche, così come la voglia di silenzio, di tenere gli occhi chiusi e di sentirci bene, i sorrisetti imbarazzati...ecco forse mancava un pò di concentrazione, ma Sasha non aiutava!

lunedì 3 novembre 2014

La ragazza che...ha imparato che...

Ieri ho compiuto gli anni.
Ma ho iniziato a invecchiare una settimana fa, quando ho cominciato a pensarci. A fare quei pensieri da ultimo dell'anno, sul tirare le somme, su quanti chili mi ero proposta di perdere e su quanti soldi un anno fa pensavo che avrei avuto da parte ora per  fare un safari e che invece non ho. Ho iniziato a fare queste riflessioni, ma poi ho subito smesso, perchè sono amante delle tradizioni e volevo tenere l'autoflagellazione per i giorni dopo Natale, che sono i più grassi dell'anno e queste cose funzionano meglio. Quindi mi sono concentrata semplicemente sulla settimana che ha preceduto il mio ingresso nell'anno che mi porterà al quarto di secolo.
E ho fatto una lista delle cose che ho imparato in questa settimana appena trascorsa (avrete notato che la mia occupazione principale e preferita è fare liste...una cosa così bella) prendendo spunto da un divertentissimo libro, che non so spiegarmi come sia finito nella libreria di mia mamma e che porta il titolo "Dalla vita ho imparato che..". Questa frase è stata fatta completare da persone di tutte le età, ma ovviamente le più inaspettate perle di saggezza sono di bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Perchè non si sa come, a un certo punto della propria esistenza noi tutti iniziamo a farci domande astronomiche sul senso della vita, della morte, dell'amore, della fede, dei peli sulle gambe delle donne, etc..risposte che nei primi anni di vita non ci siamo mai preoccupati di cercare, perchè tutto era chiaro e cristallino e non c'era domanda che reggesse il confronto con "Perchè il formaggio puzza di piedi?" (o viceversa).
Tornando a ciò che ho appreso questa settimana e che cercherò di non dimenticare per doverlo rimparare, in questi sette giorni ho imparato che...
- è davvero possibile per me alzarmi alle 6.30 e andare a correre (anche per più di una volta ogni decennio)
- con una parrucca in testa si può ridere tantissimo
- con una parrucca in testa il tuo cane può non riconoscerti e ringhiarti
- con una parrucca in testa posso diventare similissima a mia mamma
- dopo 4 anni in cui non mettevo piede in piscina, è possibile tornarci, sempre rigorosamente senza lenti e coinvolgendo tutti gli altri presenti in una inaspettata nuotata alla "giochi senza frontiere", mettendoli nella condizione di schivare i miei piedi a martello delle gambate a rana che invadono le altre corsie e le miei traiettorie imprevedibili mentre nuoto a dorso
- per quanto tu possa conoscere un quadro, ci sarà sempre qualcosa di diverso da notare e a sorprenderti ogni volta che lo guardi
- è molto bello e rilassante non interrompere la lettura di un capitolo di un libro bellissimo se non te la senti in quel momento, anche se stai scendendo dal treno, anche se devi fare 1 chilometro a piedi per arrivare alla macchina, anche se sei già arrivato in macchina da 5 minuti e stai morendo di fame. Insomma se non vuoi interrompere un capitolo, puoi fare qualunque cosa leggendo, poichè tutto il resto, anche il fantomatico "tempo" ha meno valore di quella storia
- è davvero esaltante trovare alla radio proprio la canzone che volevi ascoltare
- non interrompere l'ascolto e l'interpretazione personale proprio della canzone che volevi ascoltare anche se sei già arrivato a casa e se stai morendo di fame provoca una sensazione molto simile a quella di una "missione compiuta"
- nonostante tutto l'impegno nello scrivere una lista della spesa, non sarò mai in grado di seguirla e peccherò sempre di presunzione pensando di ricordarmi tutto
- nonostante tutta la gente all' Esselunga il venerdì pomeriggio è importante non scegliere mai casualmente la frase sul barattolo della Nutella o della Coca Cola
- una delle poche cose che invidierò sempre agli americani sono le decorazioni super trash che usano per Halloween e Natale e che cercherò sempre di emulare
 - c'è almeno un giorno all'anno in cui posso sfoderare la mia bacchetta magica senza destare sospetti di instabilità
- nonostante penso di non avere più bisogno di altro nella vita (a parte una piscina, si intende), dopo il tuo compleanno non capisco come ho fatto a vivere fino ad ora senza un boccino d'oro al collo, dei pattini a rotelle (che imparo ora si chiamano quad) o una formina per fare l'uovo al tegamino a forma di pesce
- non riuscirò mai a esprimere veramente la mia gratitudine alla mia famiglia, al mio ragazzo e ai miei amici, ma ci proverò comunque sdolcinatamente come adesso
- lavorare con la fantasia è sempre il modo migliore per divertire e rendere avventurose le mie giornate. Perciò se ho una lunga mantella di lana con il cappuccio è giusto che mi senta Giovanna D'Arco tutte le volte che la indosso; se mi sorprendo con un sorrisetto sornione è giusto che mi senta la Gioconda; se guido con i guanti di pelle è giusto che mi senta un autista; se mi faccio lo chignon è giusto che mi senta sul palco della Scala, se accelero negli ultimi 100 metri della mia corsa mattutina è giusto che mi immagini un traguardo e un applauso; se parlo ai miei cani è giusto che pensi di essere il Dottor Dolittle; se guardo Pechino Express o Donna Avventura è giusto che mi immagini lì fra un anno; se capisco chi è il colpevole prima di Don Matteo o della squadra di CSI ho tutto il diritto di sentirmi un investigatore; se mi riesce una torta o una pasta sono tenuta a di dire "Cotto e mangiato" e a parlare a dei telespettatori

Infine in questa settimana e in questi 24 anni ho imparato che non sarò invecchiata del tutto finchè qualcuno non mi chiederà l'età e io non riuscirò a rispondere con sicurezza e rapidità, l'effettivo numero dei miei anni [no, 14 non è corretto già da un pò di tempo]...



lunedì 27 ottobre 2014

La ragazza che...voleva essere come Cicerone

Questa mattina mi son svegliata (oh bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao).
Ok, da capo.
Questa mattina mi son svegliata alle 6.30 per andare a correre prima di prendere il treno.
Tutto è iniziato ieri, quando mi sono accorta che stavo diventando una botte (non che in un giorno la cosa sia cambiata, ma non distruggiamo una così bella illusione) e non mi ricordavo quando fosse stata l'ultima volta che avessi fatto qualcosa di classificabile nell'ambito "sport". 
Si, ieri ho capito che la mia frase preferita da usare nella stagione fredda 

"Non sto affatto ingrassando, mi preparo ad affrontare un freddo inverno" 

non bastava più. 
Ieri ho saputo che il prossimo gennaio sarà probabilmente il più rigido degli ultimi 2000 anni e mi sono immaginata Marco Tullio Cicerone (mio pseudonimo nei saggi anonimi di letteratura al liceo) molto più magro e in forma di me nel 50 a.c..
E' stato troppo.
Ma forse il vero motivo della mia sveglia così mattutina è stato un altro. Forse tutto è iniziato mesi fa (faccio fatica a capire quando iniziano veramente le cose..) quando la mia migliore amica dei tempi dei Pokemon, che ormai da 6 anni ha abbandonato lo studio giornaliero dell'evoluzione complicata di Charizard per dedicarsi a quello più noioso della medicina, ci ha comunicato la sua prossima partenza per l'Uganda. Ebbene è partita questa mattina all'alba. Ebbene io ero solita farmi visitare via sms, descrivendo con parole tecniche e molto precise i sintomi dei miei misteriosi mali ("se parti dall'anca e sali di 10 centimetri verso destra con inclinazione di 45 gradi cosa c'è? Perchè se sto sdraiata in posizione fetale per 15 ore poi mi fa male"). Ecco probabilmente la sua partenza ha dato il via alla mia vena ipocondriaca, tanto che mi sono svegliata prima della sveglia per una fitta al cuore (ma forse era solo dovuta al mio senso di colpa perchè non le avevo ancora augurato buon viaggio e di tornare viva). 
In qualunque modo la vicenda sia iniziata, questa mattina la fitta al cuore non mi ha fermata (anche se per un pò ho pensato che fosse un segno e che avesse il chiaro significato di "resta a letto stolta!") e dopo aver lasciato un messaggio tranquillizzante ai miei per impedire che chiamassero le forze armate e il loro agente di fiducia del Kgb per cercarmi, ho iniziato a correre.
Ho iniziato a correre e da subito ho capito che la mia florida immaginazione in cui mi figuravo lesta e scattante alle prime luci dell'alba, sarebbe rimasta tale. Quindi no, il cielo era già bello chiaro grazie al cambio dell'ora, non ero lesta e tanto meno scattante. Dopo due passi il mio polmone destro mi sembrava grande come un pugno e boccheggiavo già alla fine della via trascinando i piedi. Comunque non mi sono fermata e ho cercato di distrarmi e di resistere pensando a un dubbio che mi attanaglia a proposito della teoria sull'evoluzione di Darwin. Amo le giraffe e mi sono sempre piaciuti i disegnini che spiegavano la selezione naturale e come il collo corto sia pian piano stato sostituito perchè inutile....detto ciò...profanando questa teoria e facendo rivoltare Charles nella tomba, io mi sono chiesta perchè esistano ancora i peli sulle gambe. Proprio così, so di dar voce a un dubbio comune e a un odio condiviso. Perchè? Non so esattamente da quanto tempo le donne combattano questa battaglia, secondo me da molto più tempo di quanto pensi. Ebbene (congiunzione del giorno) quanto ci vorrà perchè questo collo corto delle giraffe non si veda più?!? E' inutile! Magari in altri punti può anche servire a qualche protezione, se proprio si vuole cercare un cavillo, ma sulle gambe no!!! Ecco pensavo che mi sarebbe piaciuto nascere nell'era in cui le donne (se lo meritano molto più degli uomini ed è giusto che ottengano prima questo privilegio) saranno con le gambe naturalmente lisce come le giraffe con il collo lungo.
Ecco, dissacrando la teoria del vecchio Charles sono riuscita a correre 30 minuti precisi con un polmone ripiegato su se stesso e le punte delle scarpe consumate dalla mia "energia"...Ma devo dire che questa corsa mattutina mi ha dato una carica assurda! Che è durata più o meno fino a quando mi sono seduta sul treno delle 8.40 sostituendosi a una fame assassina...ma penso che continuerò a cercare di somigliare alla mia personale immagine che ho di un tonico Cicerone!

sabato 25 ottobre 2014

La ragazza che...odiava i lucchetti

Non ho tempo per scrivere nulla! O meglio, non ho tempo per finire il post dei pensieri settimanali che ho iniziato!
Inoltre ho ancora delle difficoltà a dividere i post per argomenti...Con qualche aiutino ho creato le pagine "Vecchie avventure e vecchie scritture" e "Lists"...ma non riesco ancora a catalogare i miei scritti!
In attesa di un pò di tecnologia infusa, condivido qui un pò di miei vorrei (che andrebbero sotto "Vecchie scritture") e spero di avere più tempo (come tutti!).



Vorrei un mondo di biciclette senza lucchetto
Di porte senza serrature
Di finestre senza inferriate e di auto senza antifurto...

In cui non si senta il bisogno di inventare sistemi per proteggerci almeno da chi è simile a noi.

In cui le cose belle siano ammirate e non rubate,
senza sentire la necessità di nasconderle, ma andandone semplicemente fieri.

e già che ci siamo un mondo in cui i politici vivano delle libere offerte di cittadini soddisfatti e che nel momento della fame capiscano di dover cambiare mestiere, se non per il nostro, per il loro interesse.

giovedì 16 ottobre 2014

La ragazza che...aveva tanti cassetti [in continuo aggiornamento]

Pulizie di "primavera", cambio dell'armadio, cambio della scarpiera.
Se tutte queste cose le fai nella stessa settimana e se ci aggiungi la gastroenterite del tuo cagnolino, ciò che otterrai sarà qualcosa di molto molto simile a Parigi dopo la presa della Bastiglia (in scala adeguata ovviamente) o all'arena di Milano dopo il passaggio dei 50000 iscritti alla Stramilano in una giornata di pioggia.
Che dir si voglia, il risultato è una partita a Tetris persa in partenza.
Nello stesso momento in cui stai tirando fuori le scatole di scarpe sai che non riuscirai mai a ricomporre quel perfetto incastro e sai che le mensole dell'armadio non basteranno più per i maglioni, che gli appendini non si sa come si smaterializzeranno e che potrai metterci tutta la buona volontà che hai, ma letto e pavimento saranno invasi da cose ormai prive di una collocazione, che non sai più ne dove mettere ne che fartene, ma che solo al pensiero di buttarle ti sembra di tradirle (classico ragionamento da accumulatrice compulsiva?).
Tutto questo sproloquio per dire cosa? Fra i tanti oggetti rimasti senza collocazione ho ritrovato un paio di fogli risalenti a più o meno 10 anni fa (che vecchia!), scritti per scelta con la macchina da scrivere (come ero vintage e come ridevo a ogni TIN sentendomi Jessica Fletcher!) che portavano l'intrigante titolo di "I MIEI SOGNI".
Con un sorrisetto indeciso fra l'imbarazzo e la tenerezza per mia ingenuità un pò banale, ho iniziato a leggere un elenco di "cose da fare prima di morire", ma mi sa che avevo visto I passi dell'amore da poco, quindi meglio scrivere "cose da fare nella vita", lista che negli anni avevo piano piano aggiornato e spuntato, ma che non riprendevo in mano da almeno 3 anni.
L'elenco era il suddetto:
[fra parentesi e in corsivo i miei commenti odierni]

1. Mungere una mucca
2. Schiacciare l'uva con i piedi...fare la vendemmia!
3. Fare un giro in mongolfiera
4. Nuotare con i delfini e le tartarughe, attaccarmi a loro ed essere trascinata [essere adottata da loro no?!]
5. Fare parapendio
6. Lanciarmi con il paracadute
7. Fare un'immersione
8. Imparare a fare wind surf
9. Fare surf
10. Provare a fare kitesurf [ok, ero un pò monotona...]
11. Veder nascere le tartarughe (non in cattività) [ancora ste tartarughe..]
12. Imparare bene a sciare, giocare a tennis, arrampicare, andare in barca a vela, arrampicare... [di poche pretese insomma]
13. Tosare una pecora [scusa?!]
14. Lavorare per un pò in una fattoria
15. Tuffarsi nel fieno
16. Guidare un trattore
17. Fare un maratona, poi fare quella di New York [seria?!]
18. Giocare a golf, non a minigolf [specifiche necessarie...]
19. Inventare qualcosa [un pò vago l'ambito...]
20. Far nascere un agnellino [e poi?!]
21. Guadare un fiume [si vabbè...]
22. Parlare con un pappagallo [grandi discorsi!]
23. Fare una collana di conchiglie e di pezzi di vetro levigati dal mare [?!? che persona ambiziosa!]
24. Aprire una libreria antica [ *.* una costante]
25. Andare alla tomba di Lucio Battisti
26. Tornare a New York
27. Viaggiare, viaggiare, viaggiare
28. Continuare questa lista per tutta la vita
29. Aiutare una balena arenata, cioè non è che voglio che si areni una balena, ma se ci fosse bisogno vorrei essere lì [ma che cacchio scrivevo?!]
30. Andare all'Isola dei famosi o alla Talpa [a parte che non mi ricordo nemmeno cosa sia la Talpa, ma ora faccio cambio con Donna Avventura e Pechino Express!]
31. Dire in una situazione di fretta, mentre si sta correndo "Seguitemi, conosco una scorciatoia!" [-.-' ahahah]
32. Salire su un cammello
33. Salire su un elefante
34. Guidare un catamarano [FATTO, con un aiuto, nel 2010!]
35. Accarezzare una foca
36. Imparare a lavorare a maglia
37. Scendere da quello scivolo altissimo del Caneva
38. Andare sui fiordi norvegesi e ascoltare Iris dei Goo Goo Dols [che immaginazione precisa!]
39. Salire sulla torre Eiffel [FATTO, nel 2010 e nel 2011]
40. Salire sulla torre di Pisa [FATTO, nel 2014]
41. Passare meccanica I e II [FATTOOOO!!!] 
42. Fare almeno uno degli itinerari di In bici per Milano
43. Leggere i libri della mia lista di libri
44. Aggiustare i pattini o comprarli e usarli megaspesso [FATTO]
45. Riuscire a fare volare un aquilone
46. Comprare la frangia finta


Il tutto era preceduto da questa spiegazione ai posteri (con le dovute modifiche nei periodi e l'eliminazione dei puntini di sospensione che usavo ossessivamente e al posto delle virgole -.-'):

"Penso che una persona debba avere un sacco di sogni nel cassetto, anzi nei cassetti. Tutti i sogni dovrebbero essere divisi in due gruppi: i sogni grandi e quelli più piccoli. I sogni più piccoli, nonostante le dimensioni sono importanti quanto quelli grandi, infatti servono per  mantenere accesa la speranza [?!?], per non stancarsi di sognare e cercare di vivere sempre felici e soddisfatti di se stessi [non so esattamente come mungere una mucca potrebbe farmi essere più soddisfatta di me stessa...ma vabbè]! I sogni piccoli sono tutte cose a portata di mano [come una balena arenata?!], che si possono fare più o meno facilmente [veder nascere le tartarughe in effetti è abbastanza semplice...] e che se solo uno avesse il tempo o le occasioni avrebbe già fatto.
Farò un esempio dei miei sogni "piccoli" perchè quelli grandi credo che spesso non si possano riescano ad esprime completamente, sono sensazioni e quando le provi pensi "VOGLIO CHE SIA COSI'", ma non puoi dire perchè e per come, è una cosa connaturata in te [con questo periodo contorto penso che intendessi dire che il mio grande sogno fosse quello di essere felice sempre, negli anni di vita, e di mantenere questa sensazione e questa condizione che vedevo connaturata in me, ma in effetti è difficile capirmi in questo dialogo distante temporalmente 10 anni!]."


Nonostante l'imbarazzo, l'assurdità di alcuni punti della lista e i miei commenti demolitori odierni, mi trovo ancora perfettamente d'accordo con la me quindicenne che stilava questa wish list, anche sul far nascere un agnellino o guidare un trattore! E l'obiettivo rimane sempre quello del cambio dell'armadio nel variare delle stagioni, ovvero quello di svuotare, riempire, creare, sistemare, buttare e riguardare i miei tanti cassetti, pieni di sogni strani e improbabili, ma che mi fanno sempre ridere e per questo tanto necessari. In sostanza quello di spuntare il punto 28: "Continuare questa lista per tutta la vita".
Con lo stesso sorriso un pò imbarazzato e un pò malinconico di quando si pensa al passato e quello entusiasta che accompagna i progetti futuri.

giovedì 9 ottobre 2014

La ragazza che...studiava settimanalmente Dostoevskij?

L'altra sera, durante il mio studio settimanale delle opere di Dostoevskij, ho iniziato a fare riflessioni profonde a cui sono seguite diverse sconcertanti ricerche e scoperte...
:)
Mmm ok, la vera versione dei fatti è un'altra, ma Dostoevskij fa sembrare tutto più serio e la mia è una riflessione molto acuta!
Stavo guardando Tale e quale show, uno dei miei programmi preferiti, ma snobbati senza motivo dalla maggior parte dei miei coetanei (come l'incompreso Don Matteo) e mentre Luca Barbareschi si esibiva travestito orribilmente da Lionel Richie, ho iniziato a pensare ai miei "miti" dei vari ambiti artistici e non...(puntualizzo scrivendo che Luca Barbareschi è quanto più lontano ci possa essere da ciò che per me significa la parola "mito"). Ho sempre guardato a loro come a dei mentori portatori di una saggezza che solo l'esperienza di una vita vissuta può darti. Pensavo ammirandoli quando anche io avrei potuto capire veramente ciò che dicevano/cantavano/facevano e formulare qualcosa di simile, qualche segreto carpito dopo anni di vita. Già mi figuravo in quel serafico momento di massima saggezza, con un caschetto bianco, meches grigie argentate e un bel completo di Luisa Spagnoli, seduta al mio scrittoio a elargire massime ai miei nipotini. Forse perchè questi esempi di miticità ci sono sempre mostrati come persone non proprio di primo pelo. Non mancano mai baffoni o barbe canute, capelli bianchi e occhiali spessi nelle loro rappresentazioni...
Ebbene, non so come e non so perchè ho iniziato una ricerca deleteria. Ho cominciato a cercare informazioni temporali più precise sui personaggi che si sono fatti ricordare e che ho sempre apprezzato...
In ordine ho scoperto che..
(prima botta potente alla mia autostima)
Giacomo Leopardi a 20 anni scrisse  L'infinito.
...
...
VENTI?!?!?
Tutti gli italiani hanno passato mesi, se non anni della loro vita a studiare quattro versi sull'ineffabilità del tempo e della vita scritti da un ventenne?!?
Ok che Giacomino aveva una vita un pò monotona e il suo aspetto fisico non lo incoraggiava certo alla socialità, quindi poteva benissimo essere un ventenne con l'esperienza di un quarantenne...ma...comunque....VENTI?!?
Mi sono consolata pensando che nella prima metà dell'800 la vita media fosse molto più bassa e che uno a 20 anni dovesse già essere più che maturo...
Ho usato la stessa scusa per consolarmi dopo la scoperta che Dante a 18 anni iniziò a scrivere la Vita Nova...
Avvicinandoci al nostro secolo e con l'allungarsi della vita media, la mia autostima comunque non ha trovato motivo per risollevarsi, dato che sono venuta a scoprire che:
Caillebotte dipingeva il mio quadro preferito, Piallatori di parquet, a 27 anni;
a 31 anni Antoni Gaudì subentrava come progettista della Sagrada Familia, ridisegnandola completamente;
a 26 anni Einstein diede una svolta alla sua vita e alla storia della fisica;
Coco Chanel a 27 anni aprì la sua boutique al 21 Rue Cambon e a 30 la seconda;
a 27 anni Walt Disney da vita a Topolino, Minnie e Gambadilegno nel primo cartone animato on il sonoro sincronizzato;
A 24 anni Mogol e Battisti furono gli autori del brano 29 settembre;
e infine a 30 anni J.K. Rowling aveva già bello pronto Harry Potter e la pietra filosofale.

Ma approfondendo le ricerche devo dire che, nonostante le premesse, la mia autostima inaspettatamente ha iniziato la sua risalita... 
Ok, è chiaro che al mondo ci sia stata e ci sia gente geniale, che alla mia età aveva già rivoluzionato l'universo, o lo avrebbe fatto di lì a poco, mentre io ora come ora posso al massimo vantarmi di una carriera scolastica molto comune e non troppo brillante. E' vero che la speranza è l'ultima a morire, ma le mie premesse non mi fanno sperare in scoperte sconvolgenti o creazioni senza precedenti (anche se il 27 esimo anno sembra essere quello più quotato per il successo...e ho ancora qualche anno per perfezionarmi!). Ma facendo queste ricerche, ho scoperto che la miticità (per dirla alla Kung fu Panda, rispettabilissima fonte), si accompagna spesso a un pò di "sfortuna", a volte casuale, ma altre quasi voluta. 
Quindi, bravo Leopardi, bello L'infinito, La sera del giorno festivo e Ultimo canto di Saffo, ma tieniti pure il morbo di Pott e il rachitismo. 
Geniale Einstein, ma forse i tuoi figli non avrebbero voluto essere abbandonati a 10 anni, nonostante i soldi del nobel.
Grande Coco, ma non baratterei la mia infanzia con la tua, non vorrei quel soprannome e preferirei che l'uomo della mia vita non rimanesse solo il mio amante per sempre.
Lucio, hai cantato delle canzoni fantastiche, ma non parliamo di tua moglie e del suo egoismo, evidentemente condizionante per te.

Tutto ciò mi fa venire in mente il discorso di Teti a suo figlio Achille (nel film Troy)

"Se resterai a Larisa,troverai la pace,troverai una magnifica donna, avrai figli e figli che ne avranno a loro volta e tutti ti ameranno; e ti ricorderanno quando morirai. Ma quando anche loro se ne andranno, i tuoi figli e i loro figli, il tuo nome sarà disperso.

Se invece vai a Troia, sarai coperto di gloria, si scriveranno poemi sulle tue vittorie nei secoli a venire, tutto il mondo ricorderà il tuo nome; ma se tu vai a Troia, non tornerai più perchè la tua vittoria è legata fatalmente alla tua distruzione,e io non ti vedrò più."


Sono sicura che comunque esistano persone che hanno saputo diventare mitiche conducendo comunque una vita piena, felice e senza grossi rimpianti e che il grande successo ricordato per secoli e secoli non debba essere per forza legato a quella sopracitata "sfortuna".
Ma sinceramente io sarei già felice se il mio nome fosse ricordato dai miei pronipoti e chissenefrega di tutto il mondo e della gloria quando sarò morta da 100 anni.
Quindi in conclusione, avevo capito già da tempo di non essere geniale, visualizzarmi questi miti più giovani di me collezionare successi e creare capolavori non mi ha certo rivelato niente di nuovo su me stessa in realtà...ma almeno ora posso giocare contenta e consapevole la carta della mia favolosa mediocrità. Mi impegnerò attivamente nel coltivarla con passione, cercando di ampliarla a tutti i campi che aggradano a me stessa (soprattutto quelli superflui come i gialli scontati di Don Matteo), tanto i mediocri consapevoli non sentono la competizione e sono felici così.
E se proprio un giorno vorrò prendermi il merito di qualche mia precocità, potrò sempre dire di essere 


la ragazza che...è serena dalla nascita.

O anche la ragazza che...è lentissima da quando è al mondo!


Ps anche il buon Dostoevskij (di cui ogni volta copio e incollo il nome) dei miei appassionati studi comunque scrisse Le notti bianche a 27 anni!



mercoledì 1 ottobre 2014

La ragazza che...contava i giorni tutti i giorni

Conto i giorni che mi separano dal momento in cui la mia esistenza sarà liberata dalla presenza di modellini e tavole. Precisamente modellini e tavole dalle dimensioni assurde, dovute ai complessi di inferiorità di professori che apprezzano elaborati con superfici maggiori della mia stanza e prototipi di edifici che non entrano comodamente in una macchina a tre porte!

Conto i giorni che mancano a quel sospirato attimo in cui tornerò a ragionare come una persona un po' più normale e a dare il giusto peso alle cose che mi hanno lambiccato il cervello in questi 5 anni. Questa mia trasformazione sarà di certo più che evidente, ma nel caso servisse, ecco un elenco di cambiamenti inoppugnabili che attesteranno il "quando" della mia metamorfosi definitiva:




- quando i modellini torneranno ad assumere per me il loro aspetto reale, e non quello di figli pensanti e parlanti da proteggere istericamente e a costo della vita;



- quando finalmente libererò casa e garage da tutto ciò che una lenta ma inesorabile colonizzazione ha privato della sua piena fruibilità. Quel giorno le montagne di avanzi di carton vegetale e carton scatola (materiale diabolico per fare modellini) accumulatosi in anni e anni smetteranno di essere difese dai miei sciocchi pensieri debilitanti: "Beh in fondo perchè dovrei buttare questi frammenti di forma irregolare e dimensioni millimetriche?! Potrebbero sempre servirmi...ho già in mente una bella città per formiche, non di zucchero questa volta!...Si lo so, non c'è più posto in casa, ma il prossimo weekend faccio di sicuro il nuovo formicaio, quindi per questo brevissimo periodo potrei tenere gli scarti nel cassetto delle mutande...". Quel giorno finalmente e non dopo un "brevissimo periodo", molti cassetti del mio armadio e tutti gli angoli della stanza verranno liberati: allora non ci sarà tanto tanto tanto combustibile per il camino, per almeno due inverni;



- quando taglierini, bisturi e lame di tutte le forme troveranno il loro posto alla raccolta del rottame;



- quando farò causa agli inventori e ai produttori di poliplat per la creazione di un materiale difficilmente smaltibile, solo in favore del mondo malato del modellismo;



- quando la carta svedese (alias carta da schizzi) sarà rigorosamente bandita dalla mia casa e dalla cucina di mia mamma (che si ostina a considerarla erroneamente carta da forno!);



- quando smetterò di pensare "prima salva e poi vai" ogni volta che devo interrompere una mia qualunque azione quotidiana per fare la pausa pipì;



- quando cancellerò intere cartelle, ciascuna da una cinquantina di files con nomi che differiscono per una vocale ("ultimo", "ultimissimo", "ultimissimooo", "ultimissimo davvero", "supermegalast") e che devo aprire tutti prima di trovare il più recente;



- quando forse non sarò più gobba sarò meno gobba e non avrò più i tendini del braccio indolenziti;



- quando potrò mettermi tutti i giorni lo smalto che voglio perchè non rischierò di macchiare nessun plastico extrabianco;



- quando se proprio riprenderò in mano qualche utensile simile sarà per vincere la gara "Presepe dell'anno"!



- quando sarò libera di ignorare le mail di professori pazzi senza temere ripercussioni;



- quando i sabati saranno sabati, le domeniche domeniche, le sere sere e le notti notti anche per me;



- quando non me ne fregherà più nulla se il martedì e il giovedì su la 7 c'è Grey's Anatomy per quattro ore di fila, così non devo nemmeno cambiare canale;



- e quando l'unica colla che userò sarà quella di pesce per fare la panna cotta!


Conto i giorni...e non mi ricordo quando ho iniziato ormai, ma so che oggi siamo a meno 29 ... e io non vedo l'ora!